EVENTI
 
NEWSLETTER

Inserisci la tua email



 
 

Gaetano Osculati, viaggiatore solitario

Erano tempi strani quelli in cui visse Gaetano Osculati. In Europa l'era napoleonica era terminata con il triste carico di illusioni rivoluzionarie, la restaurazione aveva ripreso il controllo sociale e politico del continente e giovani insofferenti, figli di una borghesia umiliata nel sogno repubblicano, meditavano sulle prossime mosse nazionalistiche.

Erano tempi strani anche per gli spiriti viaggianti. Non più al servizio di re, regine e repubbliche del mare, uomini aperti all'avventura solcarono le onde per lasciare una fin troppa tranquilla vita europea per un futuro sconosciuto in America. Troppa lontana ancora la terra australiana, meta soprattutto di colonie penali, e troppo sconosciuto il continente africano: era l'America ad attirare gli umori di gente in cerca di una vita diversa. Gaetano Osculati apparteneva alla cerchia degli avventurosi romantici, alla ricerca di una propria identità nel continente scoperto da Colombo. E proprio nelle isole caraibiche arrivò l'italiano nel 1846, già reduce di una serie di escursioni nell'America spagnola.

Osculati era nato a S. Giorgio al Lambro, nei pressi di Monza nel 1808 e nella città tratteggiata in futuro da Manzoni egli compì i suoi primi studi. Scelse la medicina e le scienze naturali per il suo percorso professionale, ma alternò ad esse lo studio marinaro. Divenne capitano di lungo corso e seguendo il suo impulso naturale, iniziò la sua vita di viaggi, complice anche un notevole patrimonio familiare. L'irrequieto italiano mosse i sui primi passi da esploratore nella terra dei Faraoni.

Nel 1831 si recò infatti in Egitto e da lì si spinse fino alla Siria e alla penisola arabica. Dopo quattro anni di vita mediorentale si imbarcò su una nave per raggiungere Montevideo. Nella terra rimasta fedele alla Spagna nelle guerre d'indipendenza sudamericane, Osculati trovò un clima infuocato da sanguinose guerre intestine, e visse in prima persona le vicissitudini politiche del paese. Amareggiato, decise di seguire l'istinto scientifico e unitosi ad una spedizione naturalistica francese, raggiunse la localitàd i Entre Rios.

Lasciò la compagnia francese per scendere solo il fiume Paranà fino a Buenos Aires, e da qui raggiunse le pampas infestate da tribù indiane ostili fino a Mendoza. L'italiano si fermò nella città argentina soltanto per poche settimane: il tempo di riprendere le proprie forze. Attraversò quindi le Ande per raggiungere Santiago del Cile e poi Valparaiso. L'ultima tappa del suo straordinario viaggio solitario americano lo portò a Callao e Arequipa. Nel 1836 decise di ritornare in Europa e portò con sé un impressionante collezione di fossili, di specie faunistiche e floreali, frutto del suo straordinario tragitto sudamericano. Approfittò del viaggio di ritorno per completare il suo primo volume dedicato all'esperienza geografica. Pubblicata a Milano nel 1844, l'opera rappresentò soltanto la prima puntata di una serie di tre libri incentrati sui viaggi del naturalista lombardo.

Osculati infatti non si fermò per molto tempo nella casa paterna. Nel 1841, sempre insofferente al regime reazionario, egli riprese la via del mare e raggiunse Costantinopoli. Da qui si inoltrò verso Tabir, Teheran, Sciras e Ormuz, raggiungendo la penisola indiana. Coronato con il successo anche questa spedizione naturalistica solitaria,l'italiano decise di ritornare al continente americano, suo vero e grande amore. Nel 1846 si fermò a New York e da qui iniziò un'altra sua avventura scientifica, della quale avrebbe lasciato le testimonianze più belle.

Osculati arrivò nei Caraibi e da qui raggiunse prima Panamà e poi Quito, nell'attuale terra d'Ecuador, per addentrarsi, partendo da Guayaquil, sulle antiche orme del condottiero sspagnolo Orellana. Come il suo illustre predecessore, lo scienziato lombardo, si mise alla ricerca del fiume Napo e lo esplorò fino alla confluenza con il Rio delle Amazzoni. Arrivato sulla grande arteria del continente sudamericano, la discese fino alla foce.

Furono 14 mesi esaltanti quelli vissuti dall'italiano. Una traversata continentale solitaria che si arricchì di eccezionali osservazioni scientifiche, etnografiche, ed economiche. Ma se l'aspetto naturalistio attrasse inizialmente gli sforzi di Osculati, egli seppe dare ai propri coetanei e ai posteri soprattutto una descrizione perfetta delle enormi contraddizioni del pianeta americano. Descrisse con maestria luoghi e genti attraversati, e si batté per i diritti degli indii, dei quali poté assorbire il grave stato di prostrazione psicologica.

I viaggi asiatici e quelli americani rientrarono nel secondo e terzo libro della sua collezione editoriale privata. Pubblicato a Milano nel 1850, il terzo volume dedicato all'esplorazione amazzonica avrebbe rappresentato una ottima base per successive spedizioni intraprese da altri naturalisti italiani ed europei; .... e soprattutto testimoniò con precisione una altra minuscola goccia dell'immenso mare italiano nel mondo.