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...Polvere di gesso

La straordinaria storia degli artisti italiani del gesso

"È solo gesso di Parigi e acqua". George Giannini racchiuse in queste poche, sintetiche parole la grande tradizione di un'arte che vede da secoli protagonista la città di Lucca e i suoi figli sparsi nei vari continenti. Quella dei figurinai è infatti un'attività che dal Trecento distingue la laboriosa città toscana, e che ha fatto conoscere il nome della stessa ben prima dell'illustre figlio Giacomo Puccini.

Tra i vari mestieri esercitati dai lucchesi in emigrazione, quello di produttori di figurine di stucco e di gesso è talmente famoso da essere inserito perfino in una gustosa storiella: I lucchesi amavano raccontare che quando Colombo approdò sulle coste americane, trovò un loro concittadino pronto a vendergli una figurina di gesso... che forse raffigurava proprio il grande navigatore!

Il rapporto tra i lucchesi e l'artigianato in gesso nacque in effetti nel XIV secolo (è del 1375 la più antica figurina di gesso ritrovata) e divenne in breve tempo così stretto da identificare l'intera provincia lucchese. Furono proprio i laboriosi produttori di statuette in stucco e gesso a permettere la grande diffusione italiana del presepe natalizio. Nel sedicesimo secolo le figurine lucchesi erano talmente conosciute da essere inviate dalla Repubblica di Lucca in dono ai sovrani europei, insieme alle altrettanto famose trapunte di seta. Il missionario Beato Angelo Orsucci li fece conoscere in quello stesso secolo anche nel lontanissimo Giappone.

L'emigrazione lucchese verso gli Stati Uniti si legò nell'Ottocento a filo stretto con questa particolare forma di artigianato, tanto da inserire diversi nomi nella storiografia commerciale di inizio Novecento.

L'azienda della famiglia Da Prato ancora oggi prospera con i suoi stucchi nella città di Chicago e deve a Giovanni il grande successo commerciale che nella seconda metà dell'Ottocento la fece trasformare in piccola industria. Giovanni Da Prato era uno dei fratelli della laboriosa famiglia lucchese e raggiunse Chicago fuggendo dall'Italia nel 1874.

Alla chiamata alle armi egli scelse infatti la strada dell'emigrazione clandestina e attraverso un rocambolesco viaggio raggiunse i fratelli nella grande città dell'Illinois. Egli si unì così all'attività dell'azienda di famiglia lavorano, al pari dei fratelli, notte e giorno. In quegli anni la voglia di collezionare figurine di gesso si allargò a numerosi cittadini americani trasformando l'attività artigianale in un vero e proprio affare commerciale. E gli affari andarono decisamente bene ai Da Prato che avevano fondato la loro ditta nel 1860.

Di tutti i fratelli, Giovanni fu però quello che più si adoperò per un inserimento ottimale nella società americana. Considerato disertore in patria, egli decise di adottare gli Stati Uniti come la propria patria e frequentò con profitto le scuole serali, imparando in poco tempo la nuova lingua. Giovanni divenne il punto di riferimento per la sua famiglia, ampliando l'offerta dell'azienda con nuove proposte, e iscrivendosi al partito repubblicano, (a differenza di quasi tutti gli immigrati italiani che in generale si iscrivevano al Partito Democratico) di cui divenne capo della sezione sperimentale italiana. Il successo dei Da Prato durò per lunghi anni e nel 1896 la prosperosa azienda fu venduta ai fratelli Rigale, originari di Barga. Nel 1912 la società passo ai fratelli Giuliani di Filecchio e cambiò nome, diventando la St. Paul Statuary Company, e aprì una filiale a Pietrasanta.

Quella dei Da Prato non fu la sola grande storia commerciale dei figurinai lucchesi. Nella città di Chicago infatti prosperava anche la Biagi Statuary Co. e la ditta di Antonio Equi, mentre a Boston si trovavano nomi di Nardini, Nutini. Nel Wisconsin operarono con successo altri esponenti della famiglia Da Prato, mentre a Cincinnati era conosciuto Giovanni Casci.

Tra i tanti artigiani toscani di successo emerge la storia di Oreste Brunicardi. Nato a Bagni di Lucca nel 1876, Oreste seguì il padre Giovanni in Russia e in Germania, imparando l'antica arte. Arrivò a New York nel 1903 e dopo essersi ricongiunto con la moglie, si stabilì a Reading, dove fondò la Brunicardi Company. Nella sua azienda il toscano realizzava statuette di stucco da stampi di terracotta a partire da cinque centimetri fino a grandezza naturale ( che venivano poi dipinte dalla moglie). Iniziò la sua carriera consegnando le sue opere su un carretto a mano, poi su un autocarro e infine delegando il tutto a una rete di rappresentanti sparsi in tutta la East e West Coast.

Disseminate in tutti gli angoli degli Stati Uniti le statuette Brunicardi sono diventate nel tempo oggetto di collezionismo e hanno segnato un'epoca esaltante della famiglia lucchese. Oreste Brunicardi abbandonò in parte le sue creature preferite e si dedicò con successo alla scultura architettonica. Il Municipio, il Tribunale, l'Ospedale e varie sale cinematografiche di Reading sono pieni di fregi in stile Art Nouveau realizzati dall'italiano che nel 1914 si tolse anche l'ultima soddisfazione, quella di brevettare le sue invenzioni. Appena cinque anni dopo il primo volo dei fratelli Wright, Brunicardi brevettò infatti un progetto di paracadute d'emergenza e realizzò un aereo con paracadute d'emergenza, prototipo che il toscano non volle mai vendere a nessuno.

Altrettanto interessante è infine la storia di Gregorio Giannetti (conosciuto da tutti con il nome di George) che operò con successo nei dintorni di Washington e che nel 1981, venne onorato nel giorno del suo funerale dagli americani e dalla provincia d'origine. Giannetti fu uno dei vari italiani che nel corso dei decenni si alternarono al Campidoglio. L'italoamericano modellò talmente tante aquile e sigilli degli Stati Uniti da essere considerato la massima autorità nel campo. Molte delle sue opere furono destinate al Dipartimento di Stato e si trovano oggi nelle ambasciate americane sparse nel mondo. Nell'ingresso della Federal Deposit Insurance Corp., nella 17th Street di Washington, si trova l'aquila federale più grande scolpita negli Stati Uniti, massima espressione di due talenti, quello di Giannetti e quello di Giuseppe Franzoni che tanti anni prima aveva "inventato" il simbolo tanto caro agli americani.

Quella di Giannetti è del resto una storia appassionante fin dal suo sbarco a Ellis Island, avvenuto a soli 14 anni. Egli arrivò da solo, ed era partito da Riolo per raggiungere un figurinaio del suo paese come apprendista di bottega. Il giovane toscano ebbe molte difficoltà a spiegare la sua reale età e il motivo di quello sbarco e riuscì ad arrivare a destinazione, a Brooklyn, soltanto alle 11 di sera, accolto freddamente dal suo datore di lavoro che gli riproverò il ritardo e gli impose di mettersi subito al lavoro.

Nel 1917, all'Esposizione di Filadelfia, conobbe la futura moglie e un bravo architetto decoratore che lo assunse prima nella sua ditta e poi gli lasciò la stessa in eredità. Sistematosi così a Brentwood, nel Maryland, Giannetti ampliò la sua attività e si specializzò nei restauri di monumenti americani (è suo il restauro del magnifico soffitto a stucco di Kenmore, a Fredericksburg, in Virginia). Nel 1961 i Giannetti ( al padre si erano aggiunti i figli Bob e John) eseguirono il completamento delle opere esterne del Campidoglio, appena in tempo per l'inaugurazione del mandato di J.F. Kennedy.