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La terra polverosa di Fiorello La Guardia

Furono pochi gli italiani che si stabilirono nell'assolata Arizona: tra essi nacque il grande sindaco di New York

È un lungo filo quello che congiunge le prime esplorazioni di Fra Marco da Nizza agli italiani migranti dell'Sudovest americano, un filo che nello stato del New Mexico si è dipanato con la presenza assidua dei gesuiti e che nell'Arizona ha visto nascere un personaggio simbolo della vita statunitense.

Nata dalla costola del New Mexico, l'Arizona raggiunse tardi l'autonomia federale e per anni rimase una polverosa terra di confine, scenario ideale per i lungometraggi western. Per anni furono i militari la più significativa presenza bianca in questo territorio abitato dai Navayo, dagli Apaches, dai Comanches, dagli Hopi e dagli Zuni, tribù in gran parte ostili all'asservimento coloniale. Formate in gran parte da Irlandesi e Tedeschi, questi insediamenti ritrovarono le tracce italiane intorno al 1884.

È italiano infatti proprietario del Phoenix Hotel della cittadina omonima: Carlo Salari scelse infatti gli altopiani del Sudovest per coronare il suo sogno imprenditoriale americano. Nella stessa città la famiglia D'Onofrio aprì una pasticceria mentre Alessandro Rossi si dedicò alla ristorazione aprendo un tipico saloon nella città di Tucson. A Yuma E.F. Sanguinetti operò infine nel settore del commercio. Sono segni sbiaditi quelli lasciati dagli italiani arrivati nelle maestore terre dell'Arizona, rinverditi soltanto dalla grande figura di Fiorello La Guardia.

Il mito del grande sindaco di New York nacque proprio in una delle varie guarnigioni dello stato, e precisamente a Fort Huachaca. Nato da madre triestina e padre foggiano, il futuro uomo politico della grande mela ebbe i suoi natali proprio nel quadrato della guarnigione. Il padre infatti aveva accompagnato nella tournee americana 'orchestra del soprano Adelina Patti e si era fermato nel Nuovo Mondo arruolandosi nell'esercito come direttore di banda. Lasciata Fort Huachaca per Prescott, il giovane Fiorello conobbe gli spazi aperti della prateria americana, giocando intorno al forte e cavalcando i gli splendidi Mustang della prateria.

Il futuro sindaco di New York strinse amicizia con gli indiani, con i minatori e con i cowboy, maturando nella fresca e pura aria dell'Arizona gli elementi della sua spiccata personalità.

"Tutti i ricordi della mia fanciullezza si compendiano in quegli anni di Arizona. Fort Huachaca mi rimane nella memoria come un qualcosa lontano mille miglia dalla civiltà urbana." Nei ricordi dell'uomo politico la polverosa terra di confine rimase sempre il luogo paradisiaco per un bambino e le due stanze (con cucina esterna) con le pareti e il pavimento in assi e il soffitto di tela impermeabile rappresentarono per lui un'esperienza unica. Il padre di Fiorello godeva molta popolarità in qualità di direttore di banda dell'11° fanteria e la musica accompagnò spesso le giornate della famiglia La Guardia. Anche il giovane Fiorello partecipò ai concerti suonando la cornetta, mentre la sorella Gemma suonava il violino.

E nonostante la rigida discriminazione tra ufficiali e truppa si estendesse anche tra i figli degli stessi, il ragazzo italiano frequentò con successo tutti i ragazzi della guarnigione. Il valore formativo di quegli anni passati a Prescott fu grande per il futuro sindaco di New York ed egli lo rammentò sempre ai suoi interlocutori.

..."Tutto ciò che io vidi, sentî e imparai nei giorni della mia infanzia in Arizona lasciò in me un segno profondo e duraturo. Io, ad esempio, disprezzo i politici di professione.... e se cerco l'origine di questo mio atteggiamento, lo trovo in quei funzionari del dipartimento degli Affari indiani, vestiti mali, astuti e infidi, che vedevo arrivare in Arizona, a rubare agli indiani il cibo che il governo metteva loro a disposizione."...

La lezione di Prescott si trasformò anche in azione politica. La Guardia si adoperò per il benessere dei bambini bisognosi, ricodando sempre la fame dei suoi compagni di giochi indiani e altrettanto fece contro le frodi del gioco d'azzardo. Nei suoi ricordi infatti era molto vivo il grande giro d'azzardo che circolava in tutti i saloon della città, giro che invariabilmente finiva con la perdita da parte dei giocatori, e la vincita da parte degli abili organizzatori.

Anche la costruzione della ferrovia lasciò un segno indelebile nel futuro battagliero progressista italoamericano.

Nessuna forma di assicurazione sociale esisteva infatti per i lavoratori, in gran parte messicani e italiani, impegnati nella posa dei binari. Lavori eseguiti quasi sempre a forza di braccia, senza l'uso di macchinari già esistenti, non presupponevano alcun vincolo per il datore di lavoro, il quale poteva agire indisturbato con i suoi operai privi di copertura. Egli visse in prima persona lo sciopero del personale dei trasporti che investì tutto il paese e che in Arizona portò i militari a presidiare le proprietà dell'Atlantic and Pacific Railroad. E si schierò sempre dalla parte degli scioperanti e dei lavoratori in genere. Anche quell'esperienza sarebbe stata ripescata anni dopo da Fiorello La Guardia. Come membro del Congresso contribuì a elaborare il "Railway Labor Act"e il "Norris-La Guardia Anti-Injuction Act".

Il coraggio, l'integrità, la fede nel futuro della democrazia, l'inflessibile fiducia nell'efficacia delle riforme furono così l'asse portante dell'azione sociale dell'italoamericano, fiero di essere figlio di un direttore di banda e molto sensibile alle tante, piccole umiliazioni quotidiane riservate ai suoi connazionali, i tanti "dago" della provincia americana.

"Per me l'Arizona è veramente la terra di Dio. Io amo tutto di lei. Forse i miei ricordi dell'Arizona sono così belli perché vi ho vissuto un'infanzia sana e felice". Furono queste la parole scritte alla vigilia della propria morte, da uno dei più abili e astuti uomini del calderone politico americano, a perenne ringraziamento nei confronti di una terra che tanta oleografia western ha saputo costruire intorno a sé.

E furono davvero parole italiane isolate quelle lasciate da La Guardia in favore dell'Arizona. In troppi infatti erano finiti nelle miniere d'argento di Tombstone, o sui rischiosi cantieri delle ferrovie, troppo amare furono tante vite italiane nell'assolata terra del Sudovest.

L'Occidental Hotel di Tucson fu retto da Antonio Fleres e a Morenci si costituì forse la colonia più numerosa di tutto lo stato (soltanto 1500 persone), raggiungendo un picco di presenze che per anni non sarebbe stato più superato. Nella polvere dell'Arizona i profumi mediterranei rimasero soltanto nel cuore del grande, indimenticabile La Guardia.