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Marco da Nizza

Al servizio di Dio e Coronado

Convertì migliaia di indigeni, scrisse molti documenti, partecipò a diversi incontri diplomatici.... la vita di fra' Marco da Nizza è stata una vera e propria somma di esperienze umane e religiose, ma il suo nome restò nell'alveo della storia per un'unica grande avventura: la spedizione americana di Coronado.

Programmata come il primo tentativo di esplorazione dei territori nordamericani a settentrione della linea di confine dell'attuale Messico, questa spedizione si trasformò presto, nella fantasia popolare, nella più grande caccia al regno delle Sette città d'oro. E la fantasia non scavò soltanto nelle leggende popolari: gli uomini comandati da Coronado partirono con la convinzione di trovare effettivamente una qualche traccia dei mitici giacimenti di oro tanto vagheggiati dagli stessi nativi americani. E il mitico oro verrà effettivamente trovato nelle terre attraversate dai colonizzatori spagnoli: succederà secoli dopo, e in un fiume della California, scatenando la corsa all'oro del 1848.

Nel XVI secolo il Nuovo Continente era in gran parte soltanto un teorema di montagne, fiumi e laghi, agli occhi delle prime navi spagnole sbarcate sulla scia di Colombo. Dalle isole caraibiche, gli uomini del re di Spagna, si spostarono sulla terra ferma del Centroamerica dando inizio ad una penetrazione carica di conseguenze sconvolgenti per la popolazione originaria. Con i primi soldati arrivarono anche i missionari cattolici, alla ricerca di anime da avvicinare al verbo di Dio e non sempre il contatto con le popolazioni locali fu incentrato alla reciproca comprensione.

Fra i primi uomini di chiesa protesi verso l'apostolato c'era Marco da Nizza. Appartenente all'ordine dei Frati Minori Francescani, fra Marco approda a Santo Domingo nel 1531, proseguendo per il Perù. Le prime notizie sul francescano sono frammentarie ed è difficile risalire ai suoi primi passi terreni: nato nel 1495 nella città di Nizza, allora sotto la corona della Savoia, e presi i voti, questo intraprendente italiano si mise al servizio della Spagna e si lanciò nella straordinaria avventura americana; la sua presenza, dopo il passaggio nelle isole, è chiaramente documentata nel 1532 a Cajamarca. Fra Marco presenziò infatti al celebre incontro tra il conquistatore spagnolo Francisco Pizarro e il capo Inca Atahualpa.

Altre tracce del savoiardo portano nel 1536 nella Nuova Spagna (l'attuale Messico); in quest'anno, per conto del viceré di Spagna Antonio de Mendoza, l'infaticabile missionario parte alla scoperta e all'esplorazione di nuove terre arrivando fino ai territori degli indiani Pueblo, nell'attuale stato dell'Arizona. È il contatto con questi indiani che esalta la spedizione spagnola nella ricerca delle sette città d'oro, un mito molto forte all'epoca: vi si narra infatti di 7 vescovi fuggiti all'invasione araba in direzione Ovest e fondatori, su una nuova isola, di sette città ricoperte d'oro. Questa storia intersecò in Arizona un mito altrettanto forte tra gli indiani Pueblo e riguardante 7 caverne e 7 tribù Nahua fondatrici della confederazione Zuni, formata da 7 città. Quanto bastava per scatenare una corsa spasmodica, da parte delle autorità spagnole, alle immense - così erano ritenute - ricchezze indigene.

La spedizione di Marco da Nizza si trasformò in una ricerca maniacale dell'oro da parte delle truppe spagnole ma questo non impedì al francescano di Nizza di proseguire il apostolato tra le miti genti del luogo. Per questa opera fra Marco ricevette anche l'approvazione del padre provinciale Antonio de Ciudad Rodrigo, uno dei 12 francescani giunti in Messico nel 1524 al seguito del primo approdo nelle nuove terre degli spagnoli. Con sé Fra Marco portava anche le istruzioni del viceré Mendoza, un vero e proprio decalogo di comportamento per l'esplorazione e la colonizzazione di nuove terre, cui era dovere attenersi scrupolosamente.

La spedizione mosse da San Miguel de Culiacaàn il 7 marzo 1539 e il francescano era in compagnia del confratello Fra Onorato e di Esteban, un negro salvatosi miracolosamente da un precedente naufragio. Quest'ultimo sarà il vero perno della caccia all'oro perché dal suo racconto traspare la certezza dell'esistenza delle città ricoperte d'oro. Fra Marco esaltò in questa spedizione, passata alla storia come quella di Coronado, le sue indubbie qualità di geografo. Dimostratosi dotto in cosmografia, cartografia e navigazione, il francescano inserì nella sua "Relatione" dettaglia importantissimi sulla rotta, sul profilo costiero, tracciando altresì utilissimi portolani. La sua figura quindi, strada facendo, si ricoprì, agli occhi degli indiani, di un'aura mistica: per loro Fra Marco divenne "sayota" - uomo del cielo, uno sciamano dai tanti poteri.

Tutto questo però non bastò a dare il successo all'avventura di Coronado. Giunti fino all'attuale stato del Kansas, gli esploratori non poterono riportare a casa il mitico oro ma ciononostante, nella relazione di Fra Marco, le allusioni al regno delle Sette Città, si rafforzarono. Il vasto territorio esplorato da Coronado sarà chiamato Nuevo Reino de San Francisco, trasformando Cibola al tempo stesso in un'immagine politica, sociale e utopica.

In seguito ai successi personali ottenuti nell'esplorazione Fra Marco venne nominato provinciale dell'Ordine. Ma in quell'avventuroso viaggio il savoiardo contrasse anche una grave malattia che lo affliggerà fino alla morte, avvenuta nel 1558. La morte mise fine alla straordinaria e pittoresca figura del francescano nizzardo, da tutti nominato "fray Marco da Niza", trasfigurando il suo nome in un nuovo mito del pionierismo americano. Il Messico non ha mai dimenticato questo suo illustre figlio e Marco riposa da secoli proprio nella capitale centroamericana, a testimonianza di un'epopea che vide la Spagna e la chiesa compiere la più grande opera di colonizzazione ed evangelizzazione.